Il 10 febbraio, il nostro Paese commemora una pagina dolorosa della sua storia: la tragedia delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata.
Migliaia di italiani innocenti, trucidati in modo atroce nelle foibe, cavità carsiche profonde, e centinaia di migliaia costretti ad abbandonare le loro case, le loro terre, i loro affetti, per non rinnegare la propria italianità.
Un eccidio, una pulizia etnica, rimasta a lungo nascosta e taciuta per anni, che solo oggi, grazie al coraggio di testimoni e storici, è emersa con tutta la sua violenza, una ferita ancora aperta nel cuore di chi ha subito quelle atrocità.
Il Giorno del Ricordo non vuole essere solo un momento di cordoglio, ma anche un monito, un invito alla riflessione. La storia delle foibe e dell'esodo ci ricorda che la violenza e l'odio non conoscono confini, che la sopraffazione di un popolo sull'altro è sempre una sconfitta per l'umanità intera.
Purtroppo, anche in questi anni, troppe guerre e troppi esodi ci mostrano che l'uomo non impara dai propri errori. L'egoismo, la sete di potere, l'intolleranza continuano a generare conflitti, distruzione e sofferenza.
Per questo, oggi più che mai, è necessario coltivare la memoria, tramandare alle nuove generazioni la conoscenza di ciò che è stato, affinché non si ripetano gli stessi orrori.
Solo così potremo costruire un futuro di pace, di rispetto e di convivenza pacifica tra i popoli.
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